domenica 6 novembre 2016

Dracula - Il principe della lettura gotica.


Dracula di Bram Stoker, uno dei migliori film horror della Storia.

Ultimo dei romanzi gotici, “Dracula – il Principe delle Tenebre” è uno di quei libri che segnano per la vita. Abraham Stoker, che lo diede alle stampe nel 1897, giusto alla fine di quell’Ottocento romantico e tenebroso che era iniziato con “Frankestein”, ha creato, forse per l’ultima volta nell’ambito del romanzesco, un archetipo che ha lasciato ben presto le pagine del suo unico libro per acquisire una vita propria, più “vera” di quella dello stesso autore. Capita sempre così, con i capolavori: usciti dall’ingegno fantasioso di un autore, lo surclassano nella realtà. La massa, “la grande massa priva di capacità analitica” (cit. Sherlock Holmes), conosce abbastanza fedelmente, per sentito dire, le vicende del dottor Jekyll e mister Hyde o che Robinson Crusoe è rimasto naufrago per decenni su un’isola deserta; pochi però, al di fuori degli appassionati, ricorda chi fossero Robert Louis Stevenson o Daniel Defoe. Così è capitato anche col conte Dracula, assurto a vita autonoma mondiale in vece di Stoker, morto dimenticato 15 anni dopo l’uscita del suo unico successo.

Luoghi tenebrosi, morti misteriose, crescendo d’ansia.

Già l’inizio del libro è immerso nell’azione, col giovane avvocato Johathan Harker che attraversa i selvaggi territori dell’estremo Oriente europeo, diretto in Transilvania, per giungere al castello del suo cliente, isolato in cima a una montagna, assieme a un muto e misterioso cocchiere, durante la notte di Valpurga. Il conte appare come un vecchio ospitale e stravagante, dalla pelle bianchissima e dalla stratta di mano d’acciaio, e in meno di una settimana Harker dovrà ricredersi mostruosamente sul suo conto. Un piano diabolico, che ha atteso la sua realizzazione per secoli, è ricostruito indizio dopo indizio dal lettore attento, tenendo presenti tutti gli episodi anodini delle lettere dei vari protagonisti (il romanzo è in forma epistolare), nel mentre avvengono morti inspiegabili. Solo tardi, quando Lucy Westerna, amica di Mina, fidanzata di Harker, sarà vampirizzata, si capirà che il conte è a Londra, nella civilissima Londra, pronto a popolarla con migliaia di Non- Morti. La scena della liberazione di Lucy dalla maledizione del vampiro è una delle più terrificanti che siano mai state scritte, una delle scene madri del libro. Da allora in poi il gruppo di eroi, guidato dal professore Abraham Van Helsing, e composto da Harker, Mina, Quincey Morris, John Seward e Lord Godalming, si batterà anima e corpo contro il conte. Sfuggito a un attacco a Londra per un caso fortuito, il vampiro verrà definitivamente eliminato giusto al tramonto di una sera di novembre, in Transilvania, al di sotto dell’altura dove sorge il suo castello. Morris morirà nell’impresa, ma avrà l’onore di dare il nome al figlio degli Harker, che porta anche quelli degli altri del gruppo.

Il conte e il professore.

Dracula e Van Helsing. Il romanzo può benissimo basarsi su questa dicotomia. Se nella prima parte del libro tutti i personaggi hanno una dignità e uno spazio uguali, all’arrivo del professore sulla scena non ce n’è più per nessuno. Van Helsing capisce immediatamente che Lucy non sta soffrendo di anemia; è l’unico del gruppo dei protagonisti a conoscere la natura del vampiro, a rendersi conto che la giovane e solare ragazza è diventata parte della schiera dei Non- Morti, e bisogna passare alle conseguente estreme: ficcarle un paletto nel cuore e tagliarle la testa. Ancora, è lui a organizzare l’azione, a consacrare le casse di terra fatte portare dal conte a Londra, ad indovinare i passi del conte in fuga. Gli altri sono tutti pedine nelle sue mani, quando non lo diventano nelle mani del conte, e per questo il romanzo gira intorno a questi due protagonisti assoluti, il Bene e il Male, il professore e il conte, lo scienziato che porta con sé l’Ostia consacrata ovunque e l’antico guerriero che impalava i turchi invasori della Romania. Gli altri hanno il loro ruolo ma sono da contorno: la stessa Mina, “amante di sangue” del conte, viene abbandonata da questi quando capisce che Van Helsing gli ha tolto ogni rifugio a Londra. Il vecchio scienziato dai capelli rossicci e dalla fede incrollabile in Dio fa da contraltare al conte, che un tempo difendeva i suoi domini in nome dello stesso Dio, ma che ora si è rivolto alle tenebre.

Grande romanzo, fine ingloriosa.

Molte sono le scene di autentico terrore nel romanzo: la comparsa di Lucy fuori dalla sua tomba, quando anche i nervi di ferro di Van Helsing cominciano a cedere; la sua depurazione, per mano dell’amato Lord Arthur; le passeggiate notturne di Harker per il castello di Dracula; l’apparizione delle tre spose di Satana, prima nel maniero e poi nella selva della Transilvania. Un’opera del genere avrebbe dovuto avere una fine all’altezza. Ora, i gusti sono gusti, e magari Stoker era un sentimentalista della prima ora e noi siamo troppo abituati a finali di sangue grazie alla buon’anima di Wes Craven. Ma che il conte faccia quell’assurda fine (non la rivelo per non rovinare la lettura a chi non la conosca), è davvero una toppa, l’unica del resto, in un bellissimo abito da cerimonia nero lucido. Nero come la notte. Nero come il mantello del misterioso occhiere dai denti aguzzi. Nero come le vesti del di Dracula, dal volto pallido e dagli occhi rosso. Rosso sangue.

Titolo precedente della rubrica: Ivanhoe, l´eroe mancato - link.

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