giovedì 30 luglio 2015

La retorica del migrante al tempo di Facebook

Gli Addolorati 

Io li chiamo gli Addolorati. Sono persone, di varia estrazione sociale e opinione politica, ma in gran parte di condizione medio – alta e votanti Pd, Sel e tutti i partiti rossi, che si battono il petto, si strappano i capelli, piangono disperati/e per la questione principe di ogni estate in Italia. L'aumento del costo del carburante? Giammai: sono ricchi, per loro non fa differenza un venti centesimi in più al litro. L'abbandono dei cani? Neanche per idea: i quattro zampe ormai sono un tema troppo popolare per riscuotere l'attenzione di questa elitè snobistica.
Ma l'immigrazione, naturalmente! Cos'altro sennò? Direte: stiamo ancora a parlare degli immigrati? Non ci basta quell'abile incapace di Alfano a farci i santissimi gonfi così? Però, scusate, io ho detto immigrazione, che non è la stessa cosa di immigrato. L'immigrazione è un concetto astratto per cui, per il fatto che ci sono tanti poveri cristi, o meglio tanti poveri maometti, che sbarcano sulle nostra coste, lo Stato de ve mettere su una macchina organizzativa e impegnare svariati milioni di euro. Gli immigrati sono coloro che materialmente sbarcano, e danno corpo e sangue a quel concetto astratto. Orbene, purtroppo per loro, gli Addolorati non sono affatto interessati ai corpi, mentre mostrano un amore smisurato per l'idea astratta (e per i soldi che essa produce, vedi Mafia Capitale). Sono soggetti che mostrano un alto livello di scolarizzazione e un bassissimo livello culturale; che hanno visitato 20 o 30 Paesi nel mondo senza essere stati neppure una volta lontano dai McDonald's o dagli hotel a 5 stelle in cui risiedevano; che sono convinti delle proprie idee, ma che quando queste si dimostrano insufficienti, sparano escrementi sui loro avversari per poi abbracciare le loro, di idee, e scambiano ideali da un giorno all'altro come comodi abiti pret – a – porter. Sono in mezzo a noi, e appaiono nei momenti più inaspettati, pretendendo di rivelare la “vera storia” alla “ggente”.

Il tizio, la tizia e la retorica del “povero migrante”

Commentavo giorni fa questo articolo (vedi QUI) di un combattente italiano vissuto in Africa nera negli anni Settanta, nel decennio successivo alla decolonizzazione. Un periodo durante il quale, se gironzolavi disarmato per le strade o le contrade campagnole, avevi buone possibilità di arrivare al tramonto con qualche chilo di piombo in petto, e ciò a prescindere dal fatto se fossi bianco, nero, giallo o marrone.
Il post in questione, che mette in dubbio il fatto che gli immigrati che sbarcano sulle nostre coste siano in fuga da guerra e fame, viene subito preso di mira da uno dei retori pro immigrazione.
Afferma costui: “La visione del mondo di questo tizio mi fa piuttosto schifo. Non si chiede mica se chi ce l'ha fatta a stare su un barcone semi sgonfio forse è proprio quello più forte o più nutrito, o semplicemente quello che ha avuto la possibilità di accedere ai soldi che gli mandavano i familiari residenti in Europa del Nord , dove di sicuro vogliono andare. Riguardo al Sud Africa, ho parenti lì che mi aggiornano più di quanto non faccia questo signore che sotto sotto accusa Nelson Mandela di corruzione. Il Sud Africa ha accolto negli ultimi anni MILIONI DI PERSONE (si parla di circa venti) che di sicuro non possono creare una situazione tranquilla laggiù. Fino a quando non ci sarà una politica mondiale capace di gestire il fenomeno planetario dell'immigrazione, non se ne verrà a capo di nulla. Poi mettici anche le riserve culturali e religiose che bene mette in evidenza il Capo della Chiesa Cattolica, mettendo in guardia dalla incapacità di riconoscere l'altro che è in difficoltà semplicemente perchè non è abbastanza magro, e povero”.

Spiacente, Marco, oggi non parliamo di te
In questo commento possiamo riscontrare quasi tutti i cavalli di battaglia degli Addolorati.
Innanzitutto, c'è la caritatevole messa in discussione dell'autore (La visione del mondo di questo tizio mi fa piuttosto schifo), che rappresenta sempre il primo passo per gettare discredito agli occhi di terzi. Segue poi la presenza della notizia che chi arriva qui vuole di sicuro andare in Europa del Nord: peccato che l'Europa del Nord, come ha recentemente dimostrato, non li vuole affatto. Abbiamo inoltre un classico della retorica sinistrorsa, la presenza di informatori in loco che informano la “ggente” meglio dei “tiggi di reggime”, anche se poi tali fonti si rivelano essere parenti o amici lì in vacanza per due settimane con Alpitour e che non sanno neppure di essere diventati fonti giornalistiche. C'è il richiamo a una politica mondiale dell'immigrazione: la cosa si commenta da sola, è inutile perderci tempo. E poi il richiamo di precetto al Papa, cosa che non può mancare a questi anticlericali e mangiapreti, che però da due anni hanno orgasmi multipli essendo che il Capo della Chiesa che tanto odiano gli fa il filo.
Ma poi una cosa curiosa: in Sudafrica il Nostro ammette che gli immigrati “non possono creare una situazione tranquilla”, ma poi pretende che l'Italia accolga chiunque dall'Africa venga quassù.
La coerenza di pensiero, modalità off.

Cosa rispondere, a costui che nel suo calderone mette tanti di quegli ingredienti che nemmeno Harry Potter nei romanzi della Rowling? Questo: “Non si capisce come sia possibile che gente che è affamata riesca a pagarsi il tragitto in mare, che si aggira intorno ai 4000 dollari a persona. Tragitto pieno di rischi, non lo dimentichiamo, ma che viene pagato a peso d'oro da chi, secondo la teoria immigrazionista che ci viene propinata dai media, non ha nemmeno di che pagarsi un tozzo di pane. E' più che evidente che si arriverà a una guerra di civiltà fra gli ospitanti, in crisi e sempre più in difficoltà per conto loro, e gli ospiti, che credevano di trovare l'eldorado e si ritrovano sbattuti in un mondo non loro”.

La mia voleva essere una risposta dubitativa, contestabile ma che invitava alla riflessione. Ma non avevo considerato che un Addolorato si addolora ancora di più se metti in discussione i capisaldi della sua dottrina.

Che coppia d'assalto...
Replica il tizio: “ 1) il costo del tragitto viene pagato dai parenti o conoscenti che vivono nell'Europa del Nord (Germania ,Svezia, ecc.) con regolare permesso o sono addirittura cittadini di seconda generazione. 2) Non esiste nessuna teoria immigrazionista , ma esiste invece l'osservazione attenta di un fenomeno sociologico di portata planetaria. 3) Esiste invece una teoria razzista. Ora riverniciata e abbellita: alzare muri (come in Ungheria ora) organizzare campi dove rinchiudere masse di individui per rispedirli a casa, che torneranno come tornano le onde. L'opzione "soluzione finale" è stata già tentata , ma non ha avuto l'esito sperato, tranne quella di ridurre l'Europa in un mucchio di macerie fumanti. 4) La Storia , per chi l'ha studiata e vi ha trovato una qualche lezione approssimativa, insegna che i fenomeni migratori non si possono fermare. A meno che si incominci a spargere la voce che sta avvenendo una invasione armata e che quindi bisogna difendersi con una guerra. Quindi uccidendo o facendosi uccidere”.

Meraviglioso. In queste poche righe ci sono così tanti clichè da poterne trarre un cinepanettone.
Replico a mia volta: "1. Può darsi che il costo del tragitto venga effettivamente pagato dai conoscenti del Nord Europa, non di certo di quelli residenti in Germania, realtà che conosco per esserci vissuto. 2. La teoria dell'immigrato che va aiutato sempre e comunque esiste, e ha i suoi epigoni nel Pontefice e nella presidente della camera Boldrini. 3. Non si confonda il bisogno di sicurezza della popolazione con il semplice razzismo duro e puro: le soluzioni finali, fortunatamente, appartengono alla Storia. 4. I fenomeni migrativi non si possono fermare, ma possono essere eterodiretti, e questo sempre la Storia, per chi vuole imparare, lo insegna: mai sentito di Zenone che dirottò i barbari a Occidente ponendo fine a quell'Impero? O di Carlo Magno alle prese coi sassoni ai confini orientali dell'Impero carolingio?”.

Mai detto il contrario, amico mio. Perciò, come posso vivere senza aiuti dallo
Stato in cui vivo da sempre, lo puoi fare benissimo pure tu, senza 35 euro
Ed ecco, dopo mezz'ora di pausa (deve averci pensato bene prima di scrivere) la replica alla mia replica: “Beh, è come parlare a un muro con Lei”. Azz, direbbero a Napoli! Ti dimostro dati alla mano che stai dicendo un mucchio di stronzate, prese qua e là dai blog di Grillo o di Nichi Vendola, e poi quello che alza muri sono io? Ma ormai sono avvezzo a che, quando il discorso si approfondisce, gli Addolorati si limitino a dare del razzista o limitato culturale all'interlocutore per poi concludere immancabilmente con "saluti" o "buona giornata". Prima me la prendevo, ora sorrido, perché significa che oltre un certo limite, certe persone non possono ragionare.
Era però destino che non dovessi concentrarmi sul mio Sherlock Holmes in inglese che avevo scaricato da un sito di appassionati.

Dieci minuti dopo, ecco un altro commento, ma stavolta da un'Addolorata, che scrive, rivolta a me: “E' evidente che con un rifugiato politico africano non ci ha mai parlato, che un dossier delle commissioni ministeriali per il rilascio dell'asilo politico non l'hai letto, figuriamoci andarsi ad informare sulle attuali guerre dichiarate e non, che esistono un po più giù del nostro nel paese. Forse un po meno tempo a scrivere papielli infiniti e un po più tempo tra la gente (bianchi e visto l'argomento soprattutto neri) le farebbe bene”.
Leggo e mi blocco un secondo dallo stupore, per poi creparmi di risate davanti al pc. Siamo al un altro topos classico degli Addolorati: “Chi critica è un razzista che non ha mai conosciuto immigrati”. E questa lo dice, si badi bene, dopo che ho già rivelato di essere stato all'estero, non in vacanza come lei e l'altro compare, ma per lavoro, e per lunghi mesi. E dunque le scrivo che mi dispiace per lei e le sue evidenze che tanto evidenti non sono, ma che ho vicini di casa provenienti dal Burkina Faso, ho un amico a Londra proveniente dal Benin e ho lavorato in lavori di fatica con due persone, un uomo e una donna, lei marocchina, lui del Niger, con loro ho scambiato il pane e bevuto le loro bevande fatte da loro.
Infranto l'ennesimo clichè terzomondista, sto per chiudere quando mi arriva l'ennesima notifica: ancora il tizio di prima. Vado a vedere cosa vuole ed ecco un altro j'accuse: “Il colonialismo ha fatto questo imperdonabile errore pretendendo di portare dappertutto la propria visione del mondo spacciandola per civiltà. Provocando stragi e rivolte. Questo mi dice la storia che ho studiato. La sua naturalmente dice altro, ma non ho capito proprio cosa è soprattutto come risolvere. Alzare il solito muretto a secco su migliaia di km di costa?”.
Ci risiamo con l'etichettatura! Ma ormai sono stanco, sto per chiudere, e chioso: 
La Storia è una, solo che ha tanti interpreti: è questo il problema”.

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