giovedì 4 giugno 2015

Il Santuario dei Sacri Cuori: com'era, com'è

Posto al centro di uno dei quartieri più antichi della città, il santuario dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria è, dal 1923, una delle realtà ecclesiastiche ed educative più importanti della città. La chiesa seguì all'arrivo dei missionari in città, avvenuto nel 1907 grazie all'eredità dell'arciprete Sebastiano Castaldo Tuccillo, e fu realizzata in stile neoclassico con notevoli aggiunte barocche.
Come ogni tempio cittadino, è stato modificato all'indomani del Concilio Vaticano II e delle nuove disposizioni liturgiche adottate dall'assise conciliare, anche se in maniera meno rilevante rispetto alle chiese parrocchiali. Vediamo come.

Il santuario negli anni Cinquanta del Novecento
La foto a sinistra riprende il presbiterio e parte della navata negli anni Cinquanta del secolo scorso. Notiamo innanzitutto la presenza di una bassa balaustra con colonnine a bottiglia chiusa da un cancelletto in ferro sormontato da una croce, che divideva la navata dal presbiterio, il sancta sanctorum del tempio in quanto solo i sacerdoti e i ministri potevano accedervi. A lato sinistro della navata notiamo la presenza del pulpito con il crocifisso, mentre specularmente a destra abbiamo una struttura chiusa che, a detta del custode attuale Salvatore Niola, conteneva la campanella per l'inizio delle celebrazioni. Le sedie che vediamo davanti alla balaustra dobbiamo immaginarle sparse per tutta la lunghezza della navata a uso dei fedeli durante le celebrazioni, com'era uso all'epoca.
Oltre la balaustra, c'è l'Altare Maggiore, in marmi policromi, realizzato nel 1928 dalla ditta Laudiero e D'Ambra, avente nel paliotto (l'intelaiatura marmorea che ricopre la facciata anteriore dell'altare) una rappresentazione dell'Ultima Cena. La statua del Sacro Cuore di Gesù era ospitata in una nicchia e contornata da figure di angeli, con raggi che si irradiavano in maniera suggestiva dalla statua del Salvatore, uno degli accorgimenti artistici meglio riusciti negli edifici sacri afragolesi. Ai lati c'erano due riquadri rettangolari con vetrate che, penso, dovevano ospitare statue più piccole. Infine, nel riquadro ottagonale della volta intravediamo i cuori di Gesù e Maria, rispettivamente circondato da spine e trafitto da uno spadino (si vedono appena in alto come una macchia scura).

Il santuario oggi
Nella foto a destra possiamo vedere il presbiterio come si presenta oggi. E' scomparsa la balaustra per far spazio all'altare a mensa, la novità principale del Concilio del 1965, essendo che la Messa è oggi celebrata coram populo, cioè con il sacerdote che si rivolge ai fedeli – e che da le spalle al ciborio con l'Ostia. La balaustra fu divisa in due parti e oggi i due tronconi sono ospitati nelle seconde cappelle di destra e sinistra. Ne fu realizzata un'altra con colonne doriche e falsi marmi, smembrata anch'essa e oggi conservata nelle terze cappelle di destra e di sinistra.
Sono scomparsi il pulpito e la struttura a destra della navata, sopra l'ingresso della sagrestia.

La nicchia che ospita la statua del redentore è diventata un'edicola in marmo con tetto spiovente, sempre addossata all'abside poligonale, realizzata dalla ditta Bertoli. Ha perso le statue di angeli che la adornavano, e anche le vetrine ai lati. Sul riquadro più alto del tamburo della volta, sono ora
posti i cartoni di due angeli che stringono nastri di colore verde e rosa, mentre non ci sono più i Sacri Cuori di Gesù e Maria dipinti su quello della cupola.


Presbiterio con paratura a festa.
Foto di Andrea Giovenale - Marco Manna


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