venerdì 28 novembre 2014

Afragola e i tre santi guerrieri - San Giorgio



Abbiamo visto come il culto di San Michele Arcangelo si sia diffuso in tutto il Meridione d'Italia per opera dei Longobardi. Ma questo robusto popolo germanico venerò anche un altro santo guerriero, prendendolo “a prestito” dalla tradizione sia romana sia bizantina: San Giorgio megalomartire.

La sua storia ci è stata trasmessa dalla “Passio Georgi”, considerata un’opera apocrifa secondo il “Decretum Gelasianum” del 496 del Papa Gelasio I.
Secondo il
testo, Giorgio nacque in Cappadocia tra il 250 e il 281 d.C. e ricevette un'educazione cristiana. Intrapresa la carriera militare, si trasferì in Terra Santa, dove venne arruolato nell' esercito dell’imperatore Diocleziano. Per i suoi meriti e il suo valore arrivò a diventare una delle guardie del corpo di Diocleziano come ufficiale delle milizie. Ma il contrasto con l'imperatore, persecutore dei cristiani, lo portò ben presto a rinnegare pubblicamente la religione romana, e secondo lo storico Eusebio, strappò l'editto di persecuzione davanti allo stesso sovrano. Accusato di alto tradimento, venne arrestato, non prima di aver venduto tutti i suoi averi ai poveri. Fu sottoposto a spettacolari supplizi e in carcere ebbe la visione del Signore che gli predisse sette anni di tormenti, tre volte la morte e tre volte la resurrezione. Morì nel 303 e fu sepolto in Lydda.
Il culto per il martire iniziò quasi subito, come dimostrano i resti archeologici della basilica eretta qualche anno dopo la morte sulla sua tomba nel luogo del martirio. La leggenda del drago comparve molti secoli dopo nel Medioevo, quando il trovatore Wace (1170 ca.) e soprattutto Jacopo da Varagine († 1293) nella sua “Leggenda Aurea”, fissarono la sua figura come cavaliere eroico, che salvò una fanciulla dalle fauci di un drago nascosto in uno stagno enorme, trafiggendolo da parte a parte con la sua spada. Non prima però, bisogna notare, della conversione alla religione di Cristo del popolo infestato dalla demoniaca creatura.

Il culto del santo cavaliere si diffuse in entrambi i rami della cristianità ed è tutt'oggi fortissimo: basti ricordare che solo in Italia, 21 comuni sono a lui dedicati, e che monarchie potenti come quella inglese si affidarono a lui fin dall'inizio della loro storia. Ma furono le sue qualità guerriere, più che le sue virtù di fede, a interessare i popoli germanici di nuova evangelizzazione. A cominciare dai Longobardi, che nel VII dedicarono proprio a lui la Basilica napoletana di San Giorgio Maggiore, sorta su un precedente tempio cristiano e ancor prima pagano. Si può notare un interessante parallelismo fra le devozioni a San Michele e a San Giorgio, ma non possiamo allo stato attuale della ricerca affermare perchè una intitolazione andasse all'uno e non all'altro santo, visto che le loro qualità erano equivalenti. Tale devozione passò nel XI secolo ai Normanni, cui dobbiamo la diffusione del culto del santo martire in Inghilterra e nel Meridione d'Italia. Le sue apparizioni avevano aiutato i Normanni nella guerra contro gli infedeli, come nella decisiva battaglia di cerami, in sicilia, nel 1063. Furono gli uomini del Nord a dare al guerriero della Cappadocia l'accezione di “protettore dei soldati e delle terre” (Giorgio, tra l'altro, è una parola di origine greca significante “agricoltore”).
Proprio in riferimento a un terra abbiamo il primo toponimo afragolese riguardante il santo: nella nota carta longobarda del 1131, è citato un “campu de sancti Georgi”, che potrebbe riferirsi tanto a una probabile cappella nelle vicinanze del confine agricolo, quanto a una semplice denominazione. Del 1146 è un'altra fonte in cui si cita un tal “Sparanu de Sancti Georgiu” parlando di un fondo ad Afragola. Tali notizie ci fanno ipotizzare la presenza di luoghi di culto preesistenti alle date indicate, ma non si sa se di grandi o modeste dimensioni. Dell'inizio del XIII secolo sarebbe l'antica parrocchiale dedicata al martire, citata come esistente nel 1222 in una pergamena del monastero di Santa Patrizia in San Gregorio Armeno a Napoli. Nel 1380, stando a un documento citato dallo storico e sacerdote Vincenzo Marseglia nel 1942, sarebbe stata ricostruita da capo a piedi, in ragione dell'accresciuta popolazione del rione, a seguito della costruzione del castello angioino antistante la chiesa stessa. I visitatori del 1542 trovarono tutto in ordine, mentre quelli del 1598 segnalarono diverse mancanze, a cominciare dall'acqua sporca presente nelle acquasantiere. Nel 1688 un devastante terremoto fece crollare tutto il tempio. I lavori per la ricostruzione iniziarono due anni dopo, e terminarono nel 1702. Per l'occasione, si spostò la facciata, che si apriva nell'attuale lato sinistro, nell'odierna posizione. I lavori di abbellimento barocchi nel Settecento diedero l'attuale conformazione della chiesa, con una pianta a croce latina e un'unica navata contornata da 4 cappelle per lato. Una di queste cappelle era già nel Medioevo intitolata al terzo santo guerriero venerato in Afragola, addirittura ancor prima di Michele e Giorgio: San Martino.

- San Martino

- San Michele


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