mercoledì 22 ottobre 2014

Afragola e i tre santi guerrieri - San Michele


L'Arcangelo Michele, Principe delle Celesti Milizie

Fin dalla sua formazione in entità demica unificata, nel XIII secolo, Afragola si contraddistinse per la forte religiosità dei suoi abitanti. Accanto a un carattere definito “violento e vendicativo fino all'eccesso” nelle Visite dei Virginiani del 1688, si registra una devozione e una frequentazione alta alle celebrazioni e alle feste religiose, in particolare a quelle delle Rogazioni di maggio. Tale dicotomia si spiega considerando che la nostra realtà è sempre stata prettamente agricola, e eventi come la benedizione degli animali (che si teneva a San Giorgio), quella dei campi (durante le Rogazioni, a inizio maggio) o la processione della Scafatella (in occasione dell'Ascensione) hanno sempre attratto folle speranzose della buona riuscita dei raccolti e della buona salute degli armenti.
La storia religiosa afragolese sta conoscendo un'attenzione continua solo negli ultimi anni, e solo grazie agli sforzi di uno storico insigne come don Giuseppe Esposito. Nel mio piccolo, mi occupai in passato di una figura religiosa di primo piano, il Priore agostiniano Tommaso Credennino, sul quale ho raccolto nuove informazioni che devo verificare. Oggi analizzerò una particolare forma di devozione afragolese che rappresenta un unicum nel panorama degli antichi casali a nord di Napoli.

Dalle “Memorie” del Castaldi apprendiamo che la patrona di Afragola è la Vergine Maria Assunta, a cui è dedicata la chiesa principale della città (Santa Maria Assunta, detta d' Ajello).
La tradizione popolare vuole che patroni, o in questo caso compatroni, siano San Gennaro (il cui culto è caduto in disuso, tanto che in sole due chiese afragolesi se ne conservano statue in memoria) e Sant'Antonio da Padova, in onore del quale si tiene ogni anno per una settimana una processione che attraversa buona parte della città. Accanto a questi protettori ufficiali, gli afragolesi hanno avuto devozione anche per tre particolare santi combattenti, ceh rappresentavano gli ideali dei primi abitanti del nostro territorio.
Inninzitutto, il culto di San Michele Arcangelo è sempre stato vivo in tutto il Piano Campano, e in generale in tutte le terre a sud di Roma. Se pure mettiamo da parte la famosa Rocca dedicata al santo in Puglia, constatiamo che il suo culto è diffuso quasi ovunque.

Ciò in considerazione dell'antica dominazione longobarda presente nel Meridione per il tramite dei Ducati di Spoleto e soprattutto di quello di Benevento. I Longobardi, convertiti nel VII secolo, sulla scia dei Franchi presero come loro patrono proprio il Principe delle Celesti Milizie, che incarnava l'ideale guerriero al servizio della religiosità. Per queste genti germaniche, infatti, la nuova fede cristiana (precedentemente erano pagani) veniva fatta coincidere con il sistema sociale allora in vigore presso di essi: Cristo era il “Re dei clan”, difeso dall' Arcangelo Michele che, in veste di “Duca”, guidava schiere di angeli contro il nemico incarnato dal demonio. Tale parallelismo tra società e struttura dogmatica, che oggi ci risulta surreale, era preso molto sul serio dagli antichi evangelizzatori dei popoli germanici (san Bonifacio su tutti), per rendere loro più semplice l'apprendimento dei dogmi della fede cristiana. Per le genti germaniche da poco passate al Cristianesimo, San Michele divenne il simbolo dei propri valori guerreschi, e ciò spiega l'erezione di templi a lui dedicati non solo dai Longobardi, ma anche dai Franchi, Valdi, ecc...

In Afragola, abbiamo testimonianze di una chiesa dedicata all' Arcangelo già nelle Sante Visite del Seicento. Non conosciamo la committenza dell'antica chiesa, che era posta in luogo diverso dall'attuale, all'incirca dove oggi ha posto l'Istituto “Carlo Alberto Dalla Chiesa”. Dalla Visita del cardinale Acquaviva, apprendiamo che era già eretta nel 1610, e nel 1622 si presentava diruta e convertita “a uso profano”. Prima di questa data, il visitatore annota che la cappella fu profanata e quindi dissacrata, però non specifica come avvenne la profanazione. Di certo tale evento deve essere situato dopo il 1608, quando entrò in vigore il legato di messe per l'anima del defunto Gian Domenico Castaldo, e il 1620. Il beneficio, in seguito alla profanazione, passò all' Altare Maggiore della chiesa di Santa Maria d'Ajello, assieme a un'immagine del Santo titolare. Della cappella del 1622 si vedeva solo un altare in legno, insieme alla tomba del castaldo, morto il 10 agosto 1607, mentre i voti erano stati “rimossi dal popolo”.
Nel 1656, dalla Santa Visita del cardinale Caracciolo, apprendiamo che la cappella era stata ricostruita sulle macerie della precedente. Vi fu immesso un nuovo altare in legno dorato e una nuova immagine dell'Arcangelo, insieme a quelle della Vergine e di San Lazzaro. Anche la tomba del Castaldo fu restaurata, ma non ci sono più testimonianze di legati di messe, e il cappellano scrivente la relazione, Domenico Ciaramelli, sottolinea che il nuovo tempio è curato dalle offerte dei fedeli e dalla sua devozione. Aveva sul davanti un piccolo pozzo e sulla facciata le immagini afrescate di San Michele, San Pietro e San Paolo (lo stesso topos che ritroviamo alla Scafatella).
Tutte queste informazioni sono confermate nella successiva fonte del 3 aprile 1742, durante la Santa Visita del cardinale Carafa.e, una a maggio, che dava motivo di “scandalo”, e l'altra il 29 settembre, più sentita perchè segnata la fine della stagione estiva e l'inizio del raccolto.
Nel 1900 la chiesa fu rasa al suolo perchè cadente, e fu ricostruita nello stesso modo all'incrocio fra le vie Cinquevie e Degasperi, mantenendo la stessa data di fondazione sul frontespizio.

- San Giorgio

Nessun commento:

Posta un commento