mercoledì 25 giugno 2014

Gaetano Capasso: fu vera gloria?

Don Gaetano Capasso
E' surreale, davvero, che con tutto quello che accade nel mondo, uno riceva mail o messaggi Facebook con cui si invita gentilmente e reiteratamente il sottoscritto a dedicare le proprie forze “al più grande storico di Afragola”. Che non sarebbe Giuseppe Castaldi, il primo a scrivere organicamente qualcosa su questa città nel 1830; né Luigi Catalano, il secondo in ordine di tempo, negli anni Trenta; né gli autori di questi anni. No: secondo il mio interlocutore il più grande storico sarebbe don Gaetano Capasso (1927 – 1998), il quale benché fosse nato, vissuto e morto a Cardito, ha scritto ben 4 libri su Afragola.
Tuttavia, decidendomi di tracciarne il profilo come cultore di cose storiche ( non biografico, tanto le notizie sulla sua vita si possono trovare in Rete), ho chiesto un incontro a un mio conoscente, professore per anni nelle scuole medie della città, e buon conoscitore di un po' tutta l'elitè culturale che regna sovrana da anni. Non vuole essere citato, ma vuole che trascriva tutte le sue parole, ragion per cui mi porto il registratore (che altro non è se non il mio cellulare, ndr).

Mi accoglie nella sua casa di via Po con la solita simpatia, anche se non risparmia una tiratina d'orecchi cattedratica -“C'era un errore di grammatica nel tuo ultimo articolo”- e un vero e proprio rimbrotto sulla vicenda del giornale online -“Testone, ti avevo detto di farti pagare i tuoi articoli”.
Parliamo per una mezz'ora di cose nostre e di vecchie conoscenze, e quindi passo al motivo della mia visita.

  • Parliamo di don Gaetano Capasso, sacerdote carditese ma che si considerava figlio di Afragola. Che uomo era, innanzitutto?
  • Bisogna distinguere fra il Capasso sacerdote e il Capasso uomo. Il primo era di una religiosità che non ho tema di dire fosse intensa e a tratti quasi mistica: amava Cristo, come ogni buon sacerdote della vecchia scuola, e si irritava quando qualcuno mancava di rispetto alla “forma” e all'aspetto da tenere in chiesa. L'uomo, invece, aveva un caratterino direi pepato: molto geloso dei suoi libri, che non donava e raramente prestava, e col vizio di considerarsi unico custode delle informazioni storiche di Afragola. Sia ben chiara una cosa: ognuno di noi, nel suo profondo, crede di essere meglio degli altri. Ma quando intraprendi una carriera pubblicistica, delle critiche te le devi aspettare, e non si può replicare con attacchi di bassa lega.

  • Cosa intende con “attacchi di bassa lega”?
  • Facciamo prima il punto della situazione. Don Gaetano inaugura i suoi libri sulla nostra città nel 1956 con “Afragola, dieci secoli di storia comunale”, riprendendoli vent'anni dopo con “Afragola. Origine vicende e sviluppo di un casale napoletano”, del 1974. Il primo desta interesse. Ciò non significa che fosse corretta e completa: ci sono alcuni errori nelle date, e soprattutto la vita civile della città durante la guerra viene del tutto ignorata. Il Casone Spena, diventato tanto famoso dopo che tu l'hai riscoperto e ci hai scritto un articolo, non viene minimamente preso in considerazione dal Capasso. Ma pazienza: allora non si era cosi vogliosi di storia, e il nostro del resto lavorava solo su quella già nota. Io stesso, che anni dopo ebbi in mano quel libro, lo apprezzai, ignorandone i limiti. Diversa la faccenda per il secondo libro. Il quale ha rivelato tutti i limiti storiografici del buon sacerdote, che tutto fu, meno che uno storico.
  • E' un' affermazione pesante, prof.
  • Lo so bene, ma non meno vera. Prendiamo la leggenda della mitica fondazione di Afragola da parte di Ruggero I, nel 1140, e il nome stesso della città, che come taluni sciocchi credono ancora, significherebbe “senza fragole”. Questa doppia idiozia è ripetuta in base a ciò che scrive Giuseppe Castaldi nel 1830. Capasso crede di fare colpo quando, parlando del dipinto del Moriani nella sala principale del Palazzo di città, che rappresenta dei soldati che omaggiano di fragole il re Ruggero, afferma che questa è la prova che il territorio di Afragola desse fragole già mille anni fa. Ma l'opera è del 1886, e richiamava la leggenda, e non può quindi essere una fonte storiografica. Vi aggiunge poi...un attimo (prende il volume e ne sfoglia le pagine)...ecco, afferma poi, in seguito a questa sua “scoperta” : “Dobbiamo riconoscere che Castaldi, discutibile storico, era poco e male informato”. Ora, uno storico prende fonti coeve al periodo di cui sta trattando, per asserire teorie, cosa che non fa il nostro buon prete, il quale però accusa Castaldi di essere un mediocre. Piuttosto singolare, non trovi?
  • In quel libro, don Gaetano quando parla dei feudi presenti ad Afragola, afferma però con obbiettività che anche la Chiesa ne possedeva, e che sulle loro terre i coloni vivevano precariamente.
  • Ma Capasso tentava di darsi un'immagine di uomo indipendente, criticando la Chiesa che aveva terreni, e dimenticandosi che i fitti ecclesiastici erano meno pretenziosi, nella larga parte dei casi, di quelli signorili, e che era del tutto naturale la condizione dei coloni nel Medioevo, ma queste del resto son cose che tu potresti insegnare a me. Se fosse stato uno storico vero, simili errori se li sarebbe risparmiati, mentre invece, essendo solo un raccoglitore di notizie che trovava su altri libri, senza verificarli e senza quasi visitare gli archivi, vi è caduto in pieno. Una cosa di lui che non ho mai tollerato era la sua assoluta mancanza di umiltà, che lo portava a compiere quegli attacchi di cui dicevo prima.
  • Eccoci al punto. Cosa l'ha fatta arrabbiare?
  • Nel secondo volume, Capasso scrive di Angelo Giacco, un mio collega, che diede alle stampe nel 1938 un volumetto sul convento francescano. Aveva quindi preceduto il nostro sacerdote nel trattare di cose storiche, ed ecco che scatta la macchina del fango. Giacco è definito: “ un modesto insegnante del luogo, il quale aveva la pia curiosità di scrivere ogni tanto di cose che non conosceva, se non per sentito dire, d'altra parte mai era stato uomo di studio o storico, dava a stampa nel 1938 un lavoretto scadente, non ancora esaurito, e che allora era in vendita al prezzo non piccolo di 4,80 lire”. Ecco tutta la malignità venire fuori: definire il proprio concorrente un ignorante, che scriveva a caso, senza sapere cosa scrivesse; e sottolineare che le copie del lavoretto erano rimaste invendute tradisce che il vero motivo di questo attacco fu una mera questione di successi editoriali.
  • Secondo lei, Capasso scrisse questo solo per motivi di vendita?
  • Scrisse questo e altro su altre persone, perché era fondamentalmente geloso e voleva essere riconosciuto come unico vate storico della città, principalmente dall'elitè cittadina. Ecco perchè definisce Castaldi male informato e Giacco un ignorante: avevano avuto la colpa di precederlo.
  • Giacco replicò?
  • Non potè. Era già morto quando Capasso scrisse questo.
  • Morto?!
  • E' proprio l'espressione che fanno tutti quando glielo dico. Da quando lessi questa cosa, non ho più visto di buon occhio il sacerdote carditese: dei morti si parla solo bene, o non se ne parla affatto. E in quanto prete, la mancanza di tatto di Capasso è doppiamente negativa.
  • Anche noi però non stiamo tratteggiando un buon quadro di don Gaetano, del resto.
  • Ma Giacco non ha avuto la gloria mondana del nostro, gli elogi e la glorificazione imperiale quasi da vivo che ebbe il nostro carditese. Mentre il lavoro del primo è ignorato, anche perché ormai datato, quelli del secondo sono ancora citati in calce a tutte le note che parlano di questa città, anche se pochissimi hanno davvero letto le sue opere, persino fra gli addetti ai lavori. Gli fu dedicato anche una monografia di un'importante rivista di studi locali, e ce ne fosse stato uno che abbia riconosciuto gli errori e le inesattezze di Capasso.
  • Ma allora perché ha ancora tanto credito presso chi fa cultura in questa città?
  • Leggendo il suo volume del 1974, noterai come lui citi personaggi a quell'epoca sulla cresta dell'onda: consiglieri comunali, sindaci di allora o che lo sono stati poco dopo, uomini della cosiddetta cultura in quel momento pieni di promesse e voglia di fare. Noterai di certo come tutte queste brave persone, nonostante siano passati 40 anni, sono ancora attive nella politica, nella magistratura, nelle manifestazioni culturali, e gira e rigira te li ritrovi sempre tra i piedi. Capasso soleva infarcire capitoli e capitoli con operette dei suoi conoscenti, spacciandoli per poeti o uomini di alto valore, e per costoro è diventato quindi un punto d'onore difenderne la memoria.
  • Ma non si offende certo la memoria di don Gaetano dicendo che ha compiuto inesattezze nei suoi testi.
  • Ragazzo, cosa vuoi che importi loro delle inesattezze del nostro? Sono solo interessati alla propria immagine: se diciamo che non vale la pena leggere quei libri, nessuno leggerà i loro nomi, e allora come faranno a rivendicare un diritto di “primazia” sulla cultura cittadina?
  • Insisto: già oggi quasi nessuno legge Capasso, quindi a che pro?
  • Non significa nulla. A questi professori interessa solo essere consultati da ricercatori che ne hanno trovato il nome su quei testi e metterli sotto il loro mantello protettivo, si fa per dire ovvio, in modo da stroncare sul nascere ogni ipotesi di concorrenza. C'è n'è uno in particolare che, appena vede qualcuno muoversi indipendentemente da sé e dai suoi, subito si agita e cerca di convincere l'estraneo a essere inglobato (e qui mi guarda in modo significativo: abbiamo capito entrambi di chi si parla, ma il tacere è bello). Correggere don Gaetano, significa sminuire anche le pagine in cui si è parlato di loro. Tu sorridi, ma ti assicuro, per esserci stato con loro, che alcuni ragionano proprio in tale maniera.
    Eccetto poche pagine davvero ammirevoli, non abbia scritto nulla che valga adesso.
  • Prof, lei sa che questa intervista, se letta dagli “addetti ai lavori”, darà scalpore? Diranno certo che non possiamo permetterci di attaccare un totem come don Gaetano.
  • Lasciali parlare. Ormai mi avvio verso la vecchiaia e ho imparato che uno dei vizi principali degli abitanti di questa città è quello di credersi detentori delle secrete cose. Ognuno pensa di avere la verità in tasca, quando non sa perfettamente niente, e se qualcosa non gli va bene, grida alla macchina del fango o sminuisce...proprio come faceva il nostro Capasso, pace all'anima sua! Vedi piuttosto di non fare errori di grammatica, e avvisami quando lo pubblichi.


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